A cura della dott.ssa biol. Sara Giammarini, consulente e formatrice in Sicurezza Alimentare

Giusto due mesi fa entravano in vigore le nuove disposizioni sulle Dichiarazioni Nutrizionali in etichetta per i prodotti confezionati, come previsto dal Reg. CE 1169/2001 (articolo collegato).
Le disposizioni su quali e quante informazioni fornire al consumatore circa i valori nutrizionali dell’alimento che sta per ingerire, variano abbastanza tra Paesi appartenenti ad aree diverse: negli Stati Uniti, ad esempio, la FDA stabilisce come obbligatoria in etichetta l’informazione “calorie provenienti da grassi” (sebbene questo parametro, con le ultime disposizioni che entreranno in vigore a Luglio 2018, verrà abolito).
I motivi che portano le diverse istituzioni a scegliere la tipologia e la cogenza dei vari dati da fornire, si basano sulla valutazione delle ripercussioni che la messa a disposizione delle diverse informazioni porta sul consumatore. L’obiettivo è infatti sempre quello di favorire la scelta consapevole dei cibi da assumere, in un’ottica di miglioramento della salute pubblica.

Rimanendo sempre negli USA, già da qualche anno una normativa federale prevede che vengano indicate le calorie presenti nei cibi proposti anche in supermercati, ristoranti e caffetterie, introdotta dopo aver visto i risultati positivi di questa politica sui cittadini di New York, che la applicò per prima sotto la guida del sindaco Michael Bloomberg.

In Italia non esiste nessuna legge che obbliga i ristoratori o i produttori artigianali (come pizzerie, gelaterie, rosticcerie) ad indicare le calorie contenute nelle pietanze proposte, ma alcune realtà decidono volontariamente di fornire queste informazioni ai loro clienti.
Gli aspetti positivi, oltre naturalmente a quelli legati alla salute, possono esserci anche in termini di competitività e fidelizzazione della clientela per le aziende che decidono di investire sulla trasparenza dei propri menù anche in termini di calorie contenute.

L’attenzione alla scelta degli ingredienti, alle modalità di preparazione e cottura, alla struttura delle porzioni, e quindi anche alla quantità e tipologia di nutrienti presenti, se comunicati in maniera corretta, possono rivelarsi infatti un’ arma di marketing molto interessante.

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